Sono ormai quasi Valposchiavini
Intervista doppia con i fratelli Massimiliano e Alessandro Fiorina, grandissima coppia difensiva della VPC 1.
Come è avvenuto il trasferimento con la Valposchiavo Calcio?
Massimiliano Fiorina: Io ero alla ricerca di una nuova sfida dopo tanti anni nella stessa squadra. Il nostro attuale DS Michele Pedroli mi ha parlato della sua esperienza da giocatore in VPC. La possibilità di vedere posti nuovi e conoscere meglio una cultura diversa seppur vicina, mi ha convinto a scegliere di passare al calcio svizzero.
Alessandro Fiorina: Io sono arrivato alla VPC l'anno successivo, la squadra cercava un difensore da affiancare a Max. Mio fratello mi ha subito parlato delle differenze rispetto al calcio italiano, e mi incuriosito molto. La possibilità di giocare insieme dopo tanti anni è stata un ulteriore motivo che mi ha convinto.
Cosa contraddistingue la società e le persone del posto?
M: La VPC rispecchia a pieno quello che è la Valposchiavo, una comunità molto unita che vuole farsi valere e conoscere anche nel resto della Svizzera.
A: Tutto il movimento è pervaso da un forte senso di orgoglio e appartenenza. In VPC, come nel resto della società, sono la voglia di coltivare la comunità che spinge tanti volontari a darsi da fare.
Com’è la vostra vita quotidiana tra lavoro, famiglia e calcio?
M: Io abito e lavoro appena oltre il confine Italiano e grazie alle brevi distanze tra casa, lavoro e campo allenamento, riesco a gestire i vari impegni della giornata. Fortunatamente in famiglia sono molto supportato nel coltivare la mia passione, ormai ci hanno fatto l'abitudine!
A: Io lavoro nella vicina Engadina, ma vivo vicino al confine in Italia, esco presto la mattina e torno la sera. A volte devo rinunciare a qualche allenamento per poter riuscire ad essere di supporto in famiglia. Fortunatamente sono sempre stato capito e supportato dai Mister e dai compagni.
Vi sentite già quasi come gente del posto?
M: Dopo tanti anni sono nate delle bellissime amicizie con compagni di squadra, famigliari e tifosi. Ormai siamo conosciuti e inseriti. Noi Valtellinesi siamo molto simili ai Valposchiavini, ma fa sempre piacere sentire il calore di una comunità. Girando i campi nel fine settimana ho imparato a conoscere il resto della Svizzera, e quando capita ci torno anche nel tempo libero.
A: Io lavoro in Svizzera da prima ancora di giocare in VPC. Il lavoro mi ha permesso di conoscere e farmi conoscere dalla comunità. Devo dire che da quando gioco per la VPC sono stato ulteriormente ben voluto e accolto. Anche io non perdo occasione per visitare i luoghi che ho scoperto negli anni.
È bello giocare con tuo fratello non solo nella stessa squadra, ma anche in coppia nella difesa centrale?
M: Moltissimo! Siamo molto complementari come giocatori, abbiamo molto fiducia reciproca, ma allo stesso tempo capiamo subito quando ha bisogno di un aiuto.
A: Spesso basta un piccolo gesto o una semplice parola per capire quali accorgimenti adottare o come interpretare la partita. Siamo entrambi pronti a coprire eventuali errori o situazioni non previste. Ci alterniamo anche nel supporto alla squadra a seconda dei momenti della partita.
A questo proposito, qualche informazione in più su di voi: Da quanto tempo giocate nella vostra squadra, dove vivete e lavorate esattamente? Com’era la vostra esperienza calcistica prima di arrivare in Valposchiavo? E, eventualmente, rimarrete legati alla Valposchiavo anche dopo aver smesso di giocare a calcio? Se possibile, anche qualche aneddoto particolare, se ne avete.
Breve storia di M: Io ho giocato 11 anni a Sondrio, tra eccellenza e serie D, ho avuto la fortuna di giocare contro ex professionisti anche di serie A e avere compagni e allenatori che oggi sono in posizione di vertice in squadre professioniste. Non ho ancora deciso cosa farò quando smetterò con la VPC1, molto dipenderà dalla famiglia e dal lavoro, ma credo che rimarrò sempre legato a queste persone e questa società. Ci sono gli elementi per costruire qualcosa di bello anche in futuro e trasmettere il bello del nostro sport.
Breve storia di A: Io ho giocato molti anni nella squadra di paese, principalmente in seconda categoria, di cui alla fine ero capitano. Oltre al piacere di giocare, ho sempre cercato di costruire un concreto di gruppo, dove i giocatori non fossero anche amici fuori dal campo.
Quando smetterò di giocare in VPC1 vorrei continuare a giocare con gli amici, ma senza impegno così importante, magari perché no, con i colori della VPC, a cui sono legato. Ho già allenato in passato alcune squadre di giovani, in futuro vedremo, la passione c'è, bisogna trovare il tempo senza toglierne troppo alla famiglia e al lavoro.
Aneddoto 1: Durante il ritiro primaverile di tre anni fa, in piena lotta per vincere la 3. lega, durante un amichevole preparatoria, giocavamo un amichevole. La voglia di continuare a vincere e pretendere il massimo da entrambi ci ha portato a litigare duramente in campo per le scelte fatte e l'approccio alla partita. L'allenatore ha dovuto fare uscire dal campo uno dei due perché temeva il peggio. In realtà faceva tutto parte del nostro modo di stimolarci a vicenda. Appena finita la partita è bastato un chiarimento per risolvere la questione come se nulla fosse accaduto. I nostri risultati sono frutto anche di questo, nel calcio come nella vita privata, ci stimoliamo a vicenda perché sappiamo entrambi il valore dell'altro e non vogliamo perdere.
Aneddoto 2: Nelle partitelle in allenamento, ricoprendo lo stesso ruolo, solitamente siamo sempre avversari. Quando ci troviamo uno contro l'altro nascono sempre dei duelli spigolosi e senza esclusioni di colpi, anche se sempre nel limite della correttezza: entrambi ci teniamo a vincere e ci divertiamo a punzecchiarci un po'.